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Francesco Margherita

Google e oltre Google: viaggio tra i risultati degli “altri” motori di ricerca

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Francesco Margherita
Google e oltre Google: viaggio tra i risultati degli “altri” motori di ricerca

Quando ragioniamo di posizionamento nei motori di ricerca abbiamo in mente due cose, la prima è Google, la seconda è l’essere primi o quantomeno essere nella prima pagina di Google.

Oggi proveremo a smontare quest’euristica, indagando i segmenti di mercato per i quali ha certamente senso da un lato ragionare su motori di ricerca diversi da Google e dall’altro ridimensionare l’affermazione “se vuoi nascondere un cadavere, mettilo nella seconda pagina di Google”, che per certi versi non ricalca la verità dei fatti.

Ma procediamo per gradi.

I motori di ricerca alternativi a Google

C’è questa malattia dilagante, che colpisce tutti i neo imprenditori del web. Google, Google, Google, non si pensa ad altro. Succede perché Google è il canale di ricerca meglio posizionato storicamente. È il motore di ricerca predefinito, il più anziano, generalista e tecnologicamente avanzato sulla faccia della terra, per cui viene considerato naturalmente il presidio numero uno per la visibilità digitale. Per il resto poi si vede.

Negli ultimi 20 anni abbiamo visto maturare altri motori di ricerca, ma in quest’articolo non voglio parlarti di Bing, Yandex e Baidu, principalmente perché sono generalisti, ma soprattutto perché NON li conosco. In particolare Bing mi interessa poco perché non regge il confronto rispetto a Google in termini di traffico generato, mentre Yandex e Baidu si riferiscono a civiltà diverse da quella occidentale, per me lontane. 

Mi interessano invece i motori di ricerca verticali, perché sono l’unica strada per intaccare lo strapotere di Google. Vedremo dunque che i progetti più lungimiranti dell’ultimo ventennio non sono rivolti a tutti, ma solo a persone con interessi precisi. E vedremo che oggi i principali motori di ricerca in concorrenza con Google, non sono motori di ricerca e in effetti non sono nemmeno proprio concorrenti. Ti ho incuriosito vero? Bene, vediamo un po’ di cosa parlo.

Il motore di ricerca di Linkedin

Ricordo quando circa 10 anni fa c'era la competizione tra Xing, Viadeo e Linkedin, sebbene fosse già chiaro allora chi avrebbe dominato il mercato delle discussioni sugli argomenti business: ovviamente Facebook. :-)

A parte scherzi (e mezze verità scomode), si pensa a Linkedin come al social network per fare networking su argomenti di lavoro e comunque non triviali. Sebbene io debba ammettere per trasparenza ed onestà intellettuale che NON conosco Linkedin, utilizzo spesso il suo motore di ricerca per trovare persone da contattare con finalità business, spesso per richiedere interviste o per altre forme di networking. Un altro utilizzo che faccio del motore di ricerca interno riguarda le community business che spesso seleziono per i progetti di posizionamento. Le più nutrite per argomenti trattati e numero di iscritti sono piazze strategiche molto utili per far conoscere un brand o un servizio mediante attività di comunicazione.

Considera dunque che il motore di ricerca di Linkedin può essere utilizzato per:

  • Cercare persone di cui si conosce già il nome
  • Cercare community a tema su interessi precisi

Questo secondo punto mi sembra più interessante in ottica di posizionamento, perché si possono sfruttare canali già esistenti per emergere attraverso la partecipazione o il coinvolgimento degli amministratori in attività mirate.

Il motore di ricerca di Instagram

Quello di Instagram non è un mondo legato ad un argomento preciso o ad un certo tipo di persone in particolare, ma ad una modalità di fruizione estremamente fluida - qualcuno direbbe distratta - e all’approccio strettamente visuale. Anche qui mi trovo a scrivere di un motore di ricerca interno che NON conosco, ma che colpisce a primo impatto per il modo in cui indirizza gli utenti a marcare i post con gli hashtag (#). Ammetto che almeno per me vedere immagini seguite da decine di termini ammassati spesso composti, scritti attaccati e per tanto illeggibili, sia un po’ come guardare dentro una scatola di derivazione piena di cavi di colori diversi, che non sai a cosa portano.

Però è interessante perché quest’ordine di cose rende possibile fare SEO su Instagram bene o male a tutti gli utenti. Ogni hashtag fa in modo che un contenuto visuale venga mostrato a chi effettua una ricerca inerente quello stesso hashtag. Se dunque per ogni post aggiungi 10 hashtag che aprono ricerche già molto effettuate, verrai listato per quelle 10 ricerche, se ne aggiungi 1.000, dopo un po’ ti disattivano l’account per spam… e fanno bene. 

È davvero molto importante per chi fa commercio elettronico, sviluppare un buon lavoro di ricerca sui migliori hashtag da utilizzare per i post. Il lavoro di posizionamento su questo social network si divide dunque in due fasi, la prima prevede la realizzazione dei contenuti visuali opportuni (e si apre un mondo), la seconda inquadra e definisce logiche di keyword research che sono peculiari per Instagram. Occorre dunque indagare a fondo gli hashtag di settore per individuare quelli più opportuni. Tutto senza esagerare.

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Il motore di ricerca di YouTube 

Non poteva mancare una riflessione su quest’altro importantissimo motore di ricerca. YouTube è la piattaforma più social tra tutte quelle di Google, ulteriormente sviluppata in tal senso dopo la chiusura di Google Plus, che ha visto migrare tantissime features proprio verso il “tubo”. 

Ora dovrei dirti che anche per YouTube esistono criteri di ottimizzazione basati sulla composizione del titolo, sulla qualità della descrizione o magari proprio sull’inserimento dei tag di riferimento all’ambito di ricerca, come succede per Instagram. La verità però è che per quanto tutte queste cose facilitino l’attribuzione di significato, la rilevanza, cioè l’aspetto che determina il posizionamento di un video per una ricerca su YouTube, dipende principalmente dai fattori comportamentali:

  • Quanti utenti guardano quanti minuti del video
  • Quanti utenti si iscrivono al tuo canale
  • Quanti utenti cliccano sulla campanella delle notifiche
  • Quanti utenti cliccano like o “dislike” sul singolo video
  • Quanti utenti condividono il video
  • Quanti utenti commentano il video

Questi sei punti sono molto più importanti rispetto ad una buona ottimizzazione di base, che comunque ha sempre un suo perché. Fai caso a come i video sui canali più seguiti invitino SEMPRE gli utenti a iscriversi al canale e cliccare per ricevere gli aggiornamenti dopo i primi 10 /15 secondi. Orami non ci faccio nemmeno più caso.

Un problema di YouTube (cioè, per me lo è, magari per te no) è che un video può diventare molto popolare e ottenere tanta visibilità proprio perché è fatto male. Se porti le persone a indignarsi per il tuo contenuto che affronta un argomento in modo superficiale, al punto da accaparrarti molti dislike e tanti commenti negativi, Google può interpretare questi segnali comportamentali come voti di interesse e darti più visibilità rispetto a chi ha trattato lo stesso argomento molto meglio di te, pur senza generare la stessa partecipazione. YouTube non è meritocratico, ma in questo senso funziona a furor di popolo. Vince Barabba!

La seconda pagina di Google

Al fondo di questa piccola disamina dei motori di ricerca da prendere in considerazione, troviamo quella seconda pagina di Google che per alcuni è il nascondiglio ideale ove far riposare in pace i contenuti, lontano da occhi indiscreti.

Ma è sempre così? È davvero così inutile essere in seconda pagina?

Statisticamente sì. Se guardiamo ai grandi numeri, il 70% del traffico organico si limita ai primi 3 risultati di ricerca, a patto che la pagina di risposta di Google non contenga annunci pubblicitari, mappe o altre integrazioni come caroselli di immagini o video. Significa che al 7° e all’8° risultato arrivano solo le briciole, quindi a rigor di logica essere in seconda pagina conta zero. Da qui viene il famoso detto del cadavere nascosto in seconda pagina, ma se ragioniamo solo con le statistiche, andiamo giocoforza a tagliare una grossa quantità di casi che probabilmente sono poco significativi sul piano statistico, ma che nei fatti possono spostare grosse quantità di denaro da un conto in banca all’altro. 

Ad esempio quante volte cercando un prodotto particolare sei arrivato alla terza o quarta pagina di Google?

Ad esempio, sapevi che nel mese di marzo 2020 molti e-commerce hanno fatto traffico per ricerche legate all’Amuchina pur senza avere alcuna pagina posizionata in top 20? Per fare un esempio diverso, quante volte per trovare un certo prodotto con caratteristiche particolari e poco richieste come un casco moto di un certo colore, sei andato dritto verso la seconda o la terza pagina? E vogliamo parlare delle ricerche legate ai sintomi? Possibile che per un mal di pancia le persone vadano a consumare letteralmente il motore di ricerca finché non trovano esattamente quello che vogliono leggere? Certo che è possibile, succede ogni giorno!

Tirando le somme, i casi più eclatanti di ricerca speculativa riguardano:

  • Prodotti con caratteristiche custom
  • Prodotti difficilmente reperibili
  • Ricerca sintomi malattie

E più in generale tutte le ricerche che riguardano modi alternativi di fare cose. Tutte queste opzioni ci sussurrano all’orecchio di lavorare ai particolari, di offrire “anche” un punto di vista diverso, di aprire una parentesi in più, magari senza strafare.

E alla fine arriva Amazon

L’ho lasciato in fondo ma a conti fatti - e spero di non suscitar polemiche - dietro Amazon non vedo un motore di ricerca tanto diverso da quelli osservati fin ora. Si parla ormai già da diversi anni di SEO per Amazon e ha certamente senso provare a inquadrare i fattori di ranking che determinano una maggiore visibilità per un venditore piuttosto che per un altro.

Una volta capito che per Amazon conta vendere attraverso il sito web, la cosa più sensata da fare a parità di prodotto è studiare la concorrenza e lavorare bene su tre cose:

  • Descrizione
  • Prezzo
  • Recensioni

Fornisci le informazioni che i tuoi concorrenti omettono. Amazon è piena zeppa di “buchi” in questo senso. Gli utenti vogliono capire se quel prodotto è compatibile con quell’altro e le informazioni pertinenti mancano sempre!

Investi in perdita (se te lo puoi permettere) e offri il prezzo più basso. Questa strategia può farti conoscere da un buon numero di persone e aiutarti a creare un bacino iniziale di acquirenti fidelizzati che valgono tanto.

Cerca di ottenere più recensioni degli altri. Al di là del dato quantitativo, è importante che le recensioni vadano anche a specificare aspetti di utilizzo realmente utili agli altri. Magari una buona parola per il venditore non guasta.

Per approfondire leggi: Hai un E-commerce? Batti Amazon con la personalizzazione.

In conclusione

Non lo sai, ma questi motori di ricerca alternativi, perfino la seconda pagina di Google, vengono usati (anche da te) più frequentemente di quanto immagini. È che siamo rimasti incollati al mito di Google come prima pagina dell’internet, quella da cui accedere al mondo intero.

Non esiste una ricerca meno importante di un’altra, non ci sono strade troppo isolate e non ci sono vicoli ciechi. Ogni ricerca conta. Tutto ciò che è accessibile si trova davanti ai tuoi occhi in questo momento ed è spesso talmente a portata di click, che nemmeno lo vedi.

E secondo te quali possono essere altri motori di ricerca alternativi a Google?

Fammi anche sapere se consideri Google il miglior motore di ricerca possibile. Aspetto i tuoi commenti per continuare la riflessione.

Francesco Margherita
Guru

Sa tutto del marketing digitale.

Francesco: Sociologo, scrittore e musicista, Consulente SEO per aziende e formatore privato. Studio, sperimento e divulgo la mia passione attraverso il blog Seogarden.net . Le riflessioni sulla semantica applicata ai motori di ricerca sono al centro delle mie attività quotidiane.
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